ZOE PATERNIANI

WRITING / TENTATIVO DI DUBBIO_CAPITOLO II

Tentativo di Dubbio_Capitolo II

Didymos in residenza presso Nelumbo Open Project
26/09
30/10 
a cura di Zoe Paterniani e Martina Cavallarin

Tentativo di Dubbio_Capitolo II è l’esito espositivo della residenza che Didymos ha svolto durante l’estate 2018 presso Nelumbo Open Project.
Il bando chiedeva ad artisti e collettivi una proposta che alternasse occasioni diincontro con il pubblico e momenti di lavoro autonomi: la risposta che GiuliaVannucci eAlessia Certo hanno prodotto prevede l’approfondimento di una prassigià costituita,Tentativo di dubbio, che si apre all’altro prima di essere risolta e chequindi si assume il rischio di venir messa in discussione, di essere profondamentecontaminata e modificata nell’ambito di questo incontro o ancora di non esserecompresa e dunque fruita sommariamente.
Tentativo di dubbio è una una modalità di ricerca e analisi, un metodo fondatosul fallimento come tesi e sul dubbio come presupposto, all’interno del qualeuna serie di materiali accuratamente selezionati per le loro caratteristiche fisichee fenomenologiche vengono maneggiati con perizia, testati e adoperati al finedi produrre dispositivi agibili. L’esito fallimentare dell’azione operata su questidispositivi mette in forma una serie di installazioni fragili e duttili, in cui la puntualitàcompositiva e l’imprevedibile volontà di autodeterminazione di ciascun elementocoesistono in un rapporto di ascolto e influenza reciproca.
Nel caso di Tentativo di dubbio_Capitolo II il circuito di relazioni si estende,comprendendo lo spazio di Nelumbo, lontanissimo dalla neutralità del white cubee caratterizzato da una struttura significante che fa spesso pensare ad un prima,un adesso e un dopo, e include un dialogo fittissimo con i partecipanti ai dueworkshop organizzati in occasione della residenza. L’energia che questi scambihanno prodotto è articolata sul lungo tavolo che occupa la prima sala, in untentativo di distensione e sviluppo lineare del processo che risulterà comunquefallimentare, ma essenziale alla produzione dello stato mentale necessario peraffrontare la seconda sala. Qui, quella stessa energia si concretizza nella forzafisica che sorregge e áncora al suolo le installazioni altrimenti fragilissime e quasismaterializzate, la cui fruizione richiede una disposizione all’ascolto attivo, simileper intensità a quella che Didymos ha quotidianamente applicato nello sviluppodi Tentativo di Dubbio. È dunque necessario convertire la propria disposizione alla contemplazionepassiva e le aspettative che comunemente nutriamo verso il dispositivo mostra,in uno stato di oscillazione fluida fra la tensione del fare e l’abbandono all’ascolto,in una formula che coniughi presenza cosciente e distacco metodico dal proprioego. A chi riuscisse nell’impresa,Tentativo di Dubbio rivelerà le sue potenzialitàcreative e curative, l’immenso insostituibile valore del lavoro costante e reiteratoche non si manifesta nella forma appagante, ma nella produzione di un nuovostato energetico per l’ecosistema che lo accoglie. 

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